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HIV-1 Ag (p24 Ag) Sierico

Esame di laboratorio eseguito sul sangue. Si ricercano antigeni (vale a dire segmenti proteici caratteristici, nel caso in questione la molecola p24) del virus che causa immunodeficienza nell'uomo (HIV ovvero Human Immunodeficiency Virus). Valori normali: assenti. Quando l'HIV infetta un organismo, i sintomi si manifestano solo dopo un certo tempo. L'HIV attacca soprattutto certe cellule del sangue (i linfociti T-helper) che svolgono la funzione di anticorpi e, cioè, reagiscono contro gli organismi estranei distruggendoli. Dunque, un organismo attaccato dall'HIV evidenzia una diminuzione delle difese immunitarie. Nell'uomo l'HIV è causa dell'AIDS, una malattia infettiva molto pericolosa che può manifestarsi anche più di dieci anni dopo l'infezione e che può risultare fatale. Sono stati identificati due virus dell'HIV, l'HIV 1 (il più diffuso) e l'HIV 2 (diffuso nell'Africa occidentale), entrambi responsabili delle alterazioni del sistema immunitario, che portano all'AIDS. Nell'adulto l'infezione si diffonde attraverso contatti sessuali, oppure attraverso il sangue ed i suoi derivati (trasfusioni). Nel bambino, invece, si ha la trasmissione da madre infetta a figlio, durante la gravidanza, attraverso la placenta, al momento del parto o durante l'allattamento. L'HIV è un retrovirus, vale a dire un virus che reca scritte le informazioni in una molecola di RNA (materiale genetico) e che trascrive il proprio messaggio sul DNA dell'organismo contagiato (detto ospite). Nel giro di pochi anni vengono distrutte quasi completamente le cellule T-helper (CD+) dell'ospite e ciò sconvolge il sistema immunitario, che diventa incapace di reagire contro qualsiasi agente infettivo, anche quelli che comunemente non rappresentano alcun pericolo per l'uomo, ma che, per i malati di AIDS diventano mortali. Vari esami di laboratorio eseguiti sul sangue consentono di effettuare una prognosi e di prevedere il decorso dell'infezione. Si può eseguire il dosaggio dell'RNA del virus, degli antigeni (vale a dire segmenti proteici caratteristici del virus, nel caso in questione la molecola p24) o degli anticorpi generati dall'ospite in risposta alla presenza dell'antigene. La presenza di questi elementi è indice di infezione in corso e va associata, nel corso della terapia affidata a particolari farmaci (farmaci antivirali) al controllo dei linfociti, della neopterina (che testimonia la distruzione cellulare), delle IgA (che rivelano il cattivo controllo dei linfociti T sulla produzione degli anticorpi) e della b2-microglogulina (che segnala l'attivazione del sistema immunitario). La ricerca della molecola p24 (marker) può essere eseguita su colture (raggruppamenti di microrganismi) ottenute ponendo ("seminando") il sangue del paziente su una piastra cosparsa di un terreno di coltura, vale a dire un materiale semisolido contenente tutti i fattori che favoriscono lo sviluppo del virus. In tal modo si amplifica la sua presenza, facilitando l'individuazione del marker. Alternativamente, si può utilizzare la metodica E.I.A. (saggio immunoenzimatico).
 



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